Anche i grandi autori indie sbagliano: 8 errori da cui imparare

Anche gli autori indipendenti di maggior successo hanno sbagliato parecchio all’inizio: hanno curato lo stile più della storia, mescolato generi diversi sotto lo stesso nome, scritto ai lettori solo per vendere, lasciato il lavoro troppo presto. La differenza è che hanno imparato dagli errori. Conoscerli in anticipo ti fa risparmiare tempo, soldi e qualche notte insonne.

“La maggior parte dei miei passi avanti sono dovuti a errori”, diceva l’architetto e inventore Buckminster Fuller. Nel 2020 ascoltai un’intervista allo scrittore irlandese David Gaughran, una delle figure più note della comunità indie, in un podcast americano dal titolo perfetto: “Wish I’d known then”, avrei voluto saperlo allora. Le conduttrici non chiedevano agli ospiti cosa avessero ottenuto, ma quali errori li avessero portati al successo. Ecco i più utili.

1. Sottovalutare la storia

All’inizio Gaughran si concentrava sullo stile più che sulla storia. Pensava che il difficile fosse scrivere bene. Col tempo ha capito il contrario: con la pratica quasi tutti possono imparare a scrivere un testo pulito, ma pochi sanno costruire una storia che meriti di essere letta.

2. Confondere i lettori

Saggistica, fantascienza, romanzi storici: tutti con lo stesso nome. Il risultato era un pubblico confuso, perché chi amava la sua fantascienza trovava noiosi i romanzi storici e viceversa. Il suo consiglio: se scrivi generi molto diversi, valuta pseudonimi diversi, uno per pubblico.

3. Diventare autore a tempo pieno troppo presto

Quando le vendite decollarono, lasciò il lavoro da copywriter convinto che sarebbero rimaste alte. Non fu così. Arrivò un calo brusco e dovette trasferirsi dove la vita costava meno e cercare un lavoro part-time. Si rimise in piedi creando più fonti di guadagno legate ai suoi libri. Morale: prima di licenziarti, aspetta che i guadagni siano stabili per un periodo lungo.

4. Scrivere ai lettori solo per vendere

All’inizio mandava email agli iscritti solo quando usciva un libro nuovo. Pensava di non disturbarli. Dal punto di vista dei lettori, invece, si faceva vivo solo per chiedere soldi.

5. Mandare a tutti la stessa email

Aveva un’unica lista con lettori di narrativa e di saggistica. Ogni email era, per metà degli iscritti, fuori tema. Aperture e clic calarono finché non cambiò approccio: dare prima di chiedere e dividere gli iscritti in liste diverse.

6. Contenuti usa e getta

Le sue email erano fini a sé stesse. Col tempo imparò a riutilizzarle: nel blog, nei libri, sui social. Ne parlo anch’io in content marketing per scrittori.

7. Scrivere solo libri autoconclusivi

Una buona serie rende molto più di tanti libri singoli, perché ogni lettore conquistato prosegue con gli altri volumi. Gaughran ha rilanciato i vecchi romanzi e pianificato nuove serie. Qui ti spiego perché conviene: a che cosa serve il read-through rate.

8. Isolarsi

Infine, l’importanza di avere accanto altri autori con cui confrontarsi e aiutarsi: per la promozione, per la scrittura e anche solo per sostenersi a vicenda nei momenti difficili. Qualche idea in forme di collaborazione tra autori.

Cosa portarsi a casa

Anche i grandi hanno avuto le loro belle beghe all’inizio. Ma hanno tutti una cosa in comune: hanno imparato dai propri errori e sono andati avanti senza arrendersi. Io ne ho fatti di quasi tutti questi, e qualcuno anche due volte, giusto per essere sicuro.

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